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Azione Cattolica in Parrocchia al via un nuovo anno associativo

Martedì 29 Ottobre nella Rettoria dell’Annunziata si è tenuto il primo incontro di vita associativa dell’Azione Cattolica. In tale occasione si è riflettuto sul tema del terzo anno del triennio, il cui slogan è “Lo avete fatto a me” (Mt 25,21-46), per raggiungere tutte le periferie e lì essere Chiesa, così come detto più volte anche da Papa Francesco.

È stata una gioia ritrovarsi in Azione Cattolica, dopo la pausa estiva, come comunità, con amici e simpatizzanti, per iniziare il nostro cammino associativo e comunitario.

In tale occasione l’Azione Cattolica ha invitato a riflettere su detto tema, Francesca Magro, donna di fede, che ha fatto della propria vita un dono per gli altri, al servizio della Parola, perché tutti possano essere raggiunti dall’Amore redentivo di Cristo.

Ci siamo arricchiti con la testimonianza e le riflessioni di Francesca, che ha sottolineato a più riprese che saremo chiamati nel momento supremo al cospetto di Dio a rendere ragione della nostra testimonianza. Giudici della nostra vita saremo noi stessi, perché risponderemo qual è stata la nostra vita sul bene e sull’amore verso i nostri fratelli.

Dio vede e dice: “Venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”. Qual era il progetto di Dio fin dalla creazione del mondo, fin dall’inizio? Che gli uomini avessero la sua stessa condizione divina, immagine e somiglianza di Dio. Ma cos’hanno fatto questi “benedetti” per avere “il regno”?

Sei azioni: 1. Avevo fame; 2. Avevo sete; 3. Ero forestiero; 4. Ero nudo; 5. Ero malato; 6. Ero carcerato.

Amore, dice Gesù, è prendersi cura di questi bisogni.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto così affamato, ecc.” ? E Gesù: “Ogni volta che avete fatto questo ad uno dei miei fratelli più piccoli”. Gesù dice: non è l’osservanza, il comandamento, ma l’amore che ti fa vivere oggi e domani. Gesù non dice: “Quando ami uno, lo fai per me” ma “quando ami uno, ami me“. Ci sono persone che “devono amare gli altri” perché lo ha comandato Gesù. Ma non si può amare per paura, per dovere, per costrizione, senza alcun sentimento.

L’amore non si comanda: si sente e si fa sentire, se c’è e se è autentico!

Francesca richiama Madre Teresa che diceva: “Non si ama l’altro perché Dio lo comanda ma perché ci tocca il cuore, l’anima. E siccome nell’uomo c’è Dio, amando il fratello, amo anche Dio”, e continua dicendo: “Non so mai se chi dice di amare Dio, lo ami davvero. Ma so che chi ama l’uomo, lo sappia o no, ama Dio”. Non si fanno le cose “per carità cristiana”; si fanno perché nascono dal cuore. Amare uno perché ci è comandato è svilente: “Non ti amo, ma lo faccio perché me lo comandano!”.

Con Gesù le cose non si fanno per Dio, ma con Dio e come Dio.

Gesù dice: “Quelli che collaborano per l’amore (i benedetti) avranno ciò che vorranno: l’amore. E quelli che collaborano per distruggere, avranno ciò che vorranno: la distruzione”. Ognuno avrà ciò che vorrà e che ha prodotto. Francesca ha concluso la sua riflessione puntando l’attenzione sulla preghiera, arma fondamentale per noi cristiani, dialogo del cuore, da cui usciamo trasformati e trasfigurati, quel dialogo attraverso cui ascolto la Sua voce, quel dialogo che mi fa uscire sempre più piena di Lui e meno di me, questo ci manca, la preghiera per continuare a portare Cristo nel mondo.

Ha concluso dicendo che nel momento supremo non saremo interrogati sulle nostre fragilità ma su quanto avremo amato, perché la fede cristiana si misura nell’amore per il fratello.

A conclusione della riflessione di Francesca, ha preso la parola Don Rosario che ha detto di ripartire sempre dall’amore, facendo tesoro delle parole di Francesca, ringraziandola per il servizio che ci ha reso, per la sua disponibilità e generosità. L’incontro si è concluso con la distribuzione delle candele di “Casa Tobia”, (diventato per noi un luogo di condivisione.), piccole candele profumate con l’augurio di essere profumo e luce di Cristo nelle strade della nostra vita.                                                                                          Maria Artale

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