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Intervista al Parroco. La solitudine degli anziani, possiamo guarirla

A cura della redazione

Massimiliano Casto e don Rosario Sultana

Il nostro Parroco, don Rosario Sultana ha rilasciato un’intervista a Radio Maria ospite della trasmissione: “Attualità ecclesiali” condotta da Massimiliano Casto in diretta nazionale il 22 febbraio 2020. Il tema della serata è stato: “la dignità dell’anziano e la sua missione nella Chiesa e nel mondo”. Gli ospiti oltre all’arciprete della Chiesa Madre, sono stati: il dott. Vittorio Scelzo – del Dicastero per i laici famiglia e vita del Vaticano, la dott.ssa Stefania Murari, coordinatrice grandi progetti e servizio anziani della Comunità di S. Egidio, il dott. Alberto Oranges presidente nazionale dell’ADA e il dott. Giovanni Paolo Ramonda Presidente dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII.

Di seguito riportiamo integralmente il testo dell’intervista di Massimiliano Casto a don Rosario Sultana.

D. Perché sono importanti gli anziani per la chiesa o meglio quali sono i compiti di un anziano nella Chiesa?

R. Provo a risponderti prendendo spunto dalla Bibbia.

Il termine ebraico è zaken (anziano), ed è usato in Numeri 11,16 e Deuteronomio 27,1 dove si parla dei settanta capitribù che aiutavano Mosè nel guidare e nel governare il popolo. Il termine greco invece è (presbyteros) lo troviamo nel Nuovo Testamento circa settanta volte e come il termine ebraico anch’esso indica una persona matura, irreprensibile, sobria, assennata, disciplinata, ospitale, capace di insegnare, non violenta, mite, non litigiosa, non amante del denaro, capace di governare la propria famiglia. Queste qualità descritte nel NT sono i compiti di un anziano nella Chiesa. (Cfr., Tito 1:5-9).

Nella Bibbia gli anziani avevano il compito di governare le città, di prendere decisioni, applicando la loro saggezza a beneficio della comunità, risolvendo i conflitti e presiedendo a tutti gli aspetti di una vita sociale organizzata. Alcuni compiti degli anziani sono: essere dei pacificatori, dei guerrieri della preghiera, degli insegnanti o maestri, dei leader che guidano mediante il loro esempio, possono essere anche delle figure con potere decisionale.

D. Il Santo Padre ha detto che “la vecchiaia non è una malattia ma gli anziani sono il presente e il futuro della Chiesa. L’anziano anche quando è debole può farsi strumento della storia della salvezza”.  Che significa? Cosa vuole dirci il Papa?

R. Il Papa crede nella capacità degli anziani che insieme ai giovani possono sognare e persino profetizzare ed è per questo ragione che anziani e giovani parlino tra di loro. Il Pontefice ha ribadito nel recente convegno “la ricchezza degli anni” svoltosi a Roma, che l’anzianità “è un tesoro prezioso, poiché la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri”. Pertanto, l’anziano può farsi strumento della storia della salvezza in quanto, secondo Papa Francesco, “Il disegno di salvezza di Dio si attua anche nella povertà dei corpi deboli, sterili e impotenti”. Per questa ragione dobbiamo cambiare prospettiva come ci insegna Francesco: “la vecchiaia non è una malattia, è un privilegio! Insieme ai giovani gli anziani sono davvero il futuro della Chiesa, perché non può esserci futuro senza passato, un passato che deve essere consegnato alle future generazioni per la costruzione di un domani migliore. C’è ancora da dire che la solitudine degli anziani, e non solo, può diventare una malattia, ma con la carità, la vicinanza e il conforto spirituale – ha sapientemente sottolineato il Papa – possiamo guarirla”.

Una attenta e saggia pastorale giovanile nelle diocesi e nelle parrocchie dovrebbe mettere in contatto, in dialogo, in relazione i giovani con gli anziani al fine di aprire nuovi orizzonti di condivisone intergenerazionale, per apprendere che non c’è futuro senza sinergia tra anziani e giovani. Gli anziani sono l’anello indispensabile per educare alla fede il mondo giovanile.

D. Si parla di una nuova pastorale degli anziani. Ma cos’è la pastorale degli anziani? Quali sono i nodi e le sfide?

R. Potremmo dire cosi: la pastorale degli anziani è una serie di attività e di proposte dentro un progetto pastorale d’insieme, da realizzare in una diocesi o in una o più parrocchie dove gli anziani sono il soggetto attivo di questa pastorale, in quanto parte integrante della comunità cristiana. Se volessimo lanciare uno slogan diremmo così: “l’anziano soccorra l’anziano”. Così anche l’anziano ammalato o non-auto-sufficiente è sorgente di bene per la comunità. Dunque, quali sono le sfide? Anzitutto far sentire parte viva della comunità gli anziani, tenerli in debita considerazione come risorsa viva per la gioventù, dare loro sostegno per la loro debole condizione e infondere speranza alla loro solitudine e molto spesso alla mancanza di salute. Una pastorale a servizio degli anziani deve fare appello alla totalità dei fedeli. Una delega a pochi non è accettabile. Attenzione al rischio di diventare pastorale di un gruppo separato! Lo stile di questa pastorale, secondo me, deve centrarsi nella comunione: una comunità cristiana fraterna dove “giovani e anziani insieme” si rivolgono a Dio e crescono nella carità, nell’unità, nel rispetto reciproco. Gran parte dei nostri anziani ha sufficienti energie fisiche, mentali e spirituali da impegnare in azioni e programmi di volontariato.

Quindi è facile pensarli in collaborazione con altri gruppi (Caritas, liturgia, missionario…) in lavori manuali di sostegno alla vita parrocchiale, impegno di segreteria, di accoglienza o nell’oratorio giovanile. Quindi personalmente immagino una pastorale degli anziani integrata e condivisa con tutta la comunità cristiana.

D. Si parla di cultura dello scarto, il Papa però dice che le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale per i giovani. Il Papa auspica un abbraccio tra giovani e anziani. Che significa?

R. La cultura dello scarto mette fuori l’anziano dalla vita sociale perché secondo alcuni non serve più alla società dei consumi, eppure un anziano a tante cose da poterci insegnare. Dunque, è necessario combattere contro la cultura dello scarto costruendo una società più aperta e inclusiva rispettando la dignità degli anziani. Il Papa auspica un abbraccio tra giovani ed anziani, come hai detto tu, nel senso che bisogna favorire l’incontro tra giovani e anziani affinché un popolo abbia futuro. La Chiesa e il Papa in modo particolare guardano agli anziani con affetto e riconoscenza perché essi rappresentano le radici e la memoria di un popolo.

Vi racconto con un po’ di pudore il ricordo che ho della mia nonna Rosa che ci ha lasciato all’età di 96 anni, per me è stata come una mamma, la quale spesso diceva a me e ai miei fratelli, e lo diceva in dialetto “c’è a manu ri Diu”, quando si presentavano le prove e le difficoltà della vita, insomma la nonna ci ha insegnato che nelle prove della vita non bisogna mai perdere la fiducia in Dio e in un domani più giusto e più umano, questo al catechismo in parrocchia non c’è lo hanno insegnato, grazie dunque ai nonni e agli anziani, che ricchi di anni e di saggezza ci hanno trasmesso la fede. Anche Papa Francesco lo ha ricordato che i nonni sono coloro che aiutato le nuove generazioni nella trasmissione della fede, ad esempio questo è successo in quei paesi che hanno subito gravi persecuzioni anche per motivi religiosi, i nonni sono stati i primi catechisti dei nipoti

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