Il 18 novembre 2021 il Signore ha chiamato a sé il carissimo Mons. Francesco Guccione, di anni 101 e 77 di presbiterato. L’Eucarestia di suffragio celebrata Sabato 20 novembre 2021, alle ore 10.00, nella Chiesa madre di S. Pietro in Modica.

È bello far memoria di uomini segnati dallo Spirito e che hanno “segnato” profondamente la diffusione del Vangelo nella nostra Chiesa. Ancora oggi riecheggia il timbro amabile della sua voce e sentiamo la passione e l’energia spirituale che emanava dal suo cuore di padre e pastore. La sua persona è una testimonianza di un vissuto battesimale e ci ricorda che la partecipazione alla Santità di Cristo è possibile e appartiene a ogni cristiano; è una testimonianza di ministero presbiterale carico di fedeltà e di amore incondizionato alla Chiesa.

Ringraziamo il Signore “con” e “per” Mons. Guccione, per la sua lunga vita che ha attraversato questo secolo con avvenimenti drammatici e belli come il Concilio Vaticano II che ha vissuto in prima persona accanto al Vescovo Mons. Angelo Calabretta e ne ha promosso l’attuazione nella nostra Diocesi accanto a Mons. Salvatore Nicolosi, attuando le istanze più profonde ed ecclesiali con la celebrazione del nostro Secondo Sinodo diocesano.

Da Mons. Guccione apprendiamo a vivere la fiducia in Dio, alla Chiesa e ai fratelli con la totalità e la dedizione da lui testimoniata, sempre attingendo all’essenziale della fede e aiutando tutti a camminare insieme, vivendo nello stile della sinodalità. Ringraziamo il Signore ‘con’ e ‘per’ Mons. Guccione, per il suo intenso e lungo servizio di presbitero alla nostra Chiesa: prima padre spirituale, poi rettore in Seminario e per 40 anni Vicario generale, servendo con fedeltà, abnegazione e umiltà i Vescovi che si sono succeduti, con attenta obbedienza al magistero del Papa e del Vescovo. È stato il primo direttore della Caritas diocesana, delegato vescovile per la vita consacrata e uno dei moderatori del Sinodo diocesano. Sacerdote mite e buono, ha fatto suoi i sentimenti di Cristo Gesù, lasciandosi abitare dal “pensiero di Dio”, frequentando assiduamente e familiarmente le Sacre Scritture. Presbitero di profonda pietà, solida preparazione teologica e spirituale, ardente carità per essere sacerdote di tutti, umile e docile nell’obbedienza alla Sacra Scrittura e alla Chiesa, innamorato dell’Eucaristia, centro della sua vita e sorgente del suo lungo ministero sacerdotale, uomo di preghiera e di adorazione. Tanti possiamo testimoniare il suo “rimanere” in preghiera nella cappella del Seminario prima e della Casa del clero poi, in solitudine, in silenzio e in penombra davanti al Tabernacolo.

Da Mons. Guccione, soprattutto noi presbiteri, apprendiamo a vivere il nostro ministero radicati in Cristo, coltivando e custodendo una relazione vera con Lui e offrendo ai fratelli un servizio autorevole, ma non autoritario, empatico e affettuoso ma anche sobrio e misurato, senza mai creare cerchie particolari o dinamismi ‘psicologici’, sempre tutto e tutti riportando al respiro della Chiesa universale e locale, aiutando la maturazione dei carismi come servizio che rende la Chiesa tutta ministeriale. Dotato anche di non comune senso pratico e organizzativo. E così, oltre i presbiteri, anche tutti i fedeli, e in modo particolare le famiglie e i giovani, possono imparare da Mons. Guccione ad amare e servire la Chiesa, andando all’essenziale, cercando sempre vie costruttive, con piena coscienza della propria dignità battesimale che rende tutti partecipi del comune cammino e capaci di stimarsi gli uni gli altri.

“Instancabile nel dono di sé, vigilante nella preghiera e accogliente nel servizio della comunità”, questo è il profilo che la lex orandi traccia dei ministri ordinati, i quali esercitano una missione mai proporzionata alle loro forze. “Sono due i compiti” affermava Benedetto XVI, “che definiscono l’essenza del ministero sacerdotale: stare davanti al Signore… stare davanti a Lui per servire”. “La testimonianza di un sacerdozio vissuto bene – assicurava Benedetto XVI – nobilita la Chiesa, suscita ammirazione nei fedeli, è fonte di benedizione per la comunità, è la migliore promozione vocazionale”.

Ringraziamo il Signore ‘con’ e ‘per’ Mons. Guccione, per il particolare dono del discernimento, diventato disponibilità alla direzione spirituale e alla celebrazione del sacramento della riconciliazione per intere generazioni di seminaristi, presbiteri, religiosi e religiose, laici, con saggezza, attenzione e premura. Non si è mai staccato dalla sua corona del Rosario; viveva una devozione filiale a Maria Scala del Paradiso, nostra celeste Patrona. Ringraziamo il Signore ‘con’ e ‘per’ Mons. Guccione, per la sua testimonianza di profonda unità tra preghiera e carità. La “pastorale genuflessa” (ereditata da Mons. Calabretta) e il vivere la presenza di Dio attimo per attimo, gli hanno permesso di chinarsi ovunque ci fosse qualcuno che avesse bisogno di aiuto. Ha sempre vissuto la dimensione contemplativa nell’attenzione e vicinanza alla storia delle donne e degli uomini del nostro tempo, in particolare ai “feriti della vita”, incarnando la compassione e la tenerezza di Dio. Come primo direttore della Caritas riservò una particolare cura alla carità concreta, discreta e sollecita, con un’attenzione alla dimensione pedagogica custodita dalla nostra Caritas.

Come dice il salmo a proposito degli uomini giusti, “nella vecchiaia daranno ancora frutti” (Sal 92,15), buoni e abbondanti. Mons. Guccione ha concluso il suo pellegrinaggio terreno come lui desiderava, in silenzio, nella sua camera “senza disturbare”, a Modica, sua Città natale, nella Casa di risposo “Boccone del povero”, amorevolmente assistito dalle Suore Serve dei poveri e dal personale della Casa, e dalla vicinanza affettuosa e amorevole dei sui nipoti, pronipoti e cugini. Vogliamo, in particolare fare nostre due forti convinzioni che ripeteva spesso a chi andava a trovarlo: “Siamo come pennelli nelle mani dell’artista. Senza Dio non possiamo fare nulla”, “La vita cristiana è gioia, sempre e malgrado tutto, perché Dio ha cura di noi”.

Tutti gli siamo e gli saremo sempre debitori per la testimonianza di fede e l’esempio di vita che ci ha donato e per questo gli esprimiamo la nostra corale gratitudine con affetto filiale.

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