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Festa della Madonna della Medaglia Miracolosa con i volontari Vincenziani di Avola. Don Sultana: “non abbiate paura!”

Redazione

 Il 27 novembre don Rosario Sultana, Vicario foraneo di Avola, ha presieduto la messa presso la chiesetta della Santa Croce o del Convento ex cappuccini, in occasione della festa della Madonna della Medaglia Miracolosa, festa strettamente legata ad un’altra data il 31 dicembre, data della nascita al cielo (1876) di Santa Caterina Labourè, due date collegate da una sola storia, quelle delle apparizioni o incontri con la Vergine Maria Immacolata e Santa Caterina. Sappiamo che la Madonna apparve a Santa Caterina Labourè presso la Rue du Bac a Parigi il 27 novembre del 1830 vestita di un abito di seta bianca e teneva il mondo tra le mani, stringendolo all’altezza del cuore, infatti sappiamo bene che, tutta l’umanità è stata affidata da Cristo al cuore Immacolato di Maria. Ci ricordiamo, a tal proposito, le parole di Cristo sulla Croce: “vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco tuo figlio!”.

Don Rosario Sultana ha ricordato all’assemblea orante che, l’immagine dell’apparizione era racchiusa in una cornice ovale, come se si delineasse il bozzetto di una medaglia, contornata da una scritta in lettere d’oro: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi» Poi la cornice ruotò su sé stessa e apparve la lettera M sormontata da una croce e, sotto, due cuori: quello di Gesù circondato dalla corona di spine, l’altro di Maria trafitto da una spada. Inoltre la M di Maria è sormontata da una croce per questo ci invita a contemplare la piena partecipazione della Vergine alla Redenzione attuata dal Figlio «stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa» (la madre addolorata stava accanto alla croce in lacrime), e per questo la invochiamo con il titolo di Corredentrice

La Vergine pronunciò le seguenti parole: “fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…”. Riguardo i raggi che provengono dalle mani di Maria, la Vergine stessa rispose: “Sono il simbolo delle Grazie che io spargo sulle persone che me le domandano”.

Anche il Vangelo di Giovanni: le nozze di Cana, – ha sottolineato l’arciprete don Sultana -, ci presenta Maria la Madre di Gesù, come colei che intercede per noi presso il Figlio suo: “non hanno più vino” e a noi suoi servi dice: “fate quello che vi dirà”. La giaculatoria «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi» che troviamo sulla Medaglia ci ricorda che stiamo chiedendo a Maria di pregare per noi, che siamo rimasti senza il vino buono della festa che è la persona di Gesù Redentore del mondo. Maria è la Madre di Gesù che è Dio, e Dio è obbediente alla Madre, perché Maria è Madre della Chiesa che è il Corpo mistico di Cristo diffuso nel tempo e nello spazio.

Durante l’omelia ci è stato ricordato dal Vicario foraneo, che la preghiera giaculatoria si apre sottolineando il dogma dell’Immacolata Concezione della Santa Vergine, proclamato da papa Pio IX nel 1854, nel quale viene definita la stupenda verità di fede. La Vergine Maria fu infatti preservata dal peccato originale fin dall’istante del suo concepimento, per i meriti di Nostro Signore.

Nel libro dell’Apocalisse l’apostolo Giovanni vide “una donna con una corona di dodici stelle” le stesse dodici stelle che vide Santa Caterina Labourè dietro l’ovale, a rappresentare i dodici apostoli, che a sua volta rappresentano la Chiesa, cioè noi. Sotto l’incrocio della M con la croce segno di unione tra Cristo e la Madre, troviamo due cuori: quello di Gesù e quello di Maria. Rappresentano la forza dell’Amore – ha evidenziato don Sultana – che arriva fino all’offerta totale di sé. Anche noi dobbiamo fare lo stesso: “fate quello che vi dirà”, come Maria chiese ai servi alle nozze di Cana.

Don Rosario ci ha ricordato, che noi cristiani siamo chiamati a combattere ogni giorno la battaglia della fede contro l’antico avversario, il serpente genesiaco. Maria l’ha schiacciato sotto i suoi piedi come leggiamo nel racconto del libro della Genesi: «io metterò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». Anche il libro dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato pocanzi, parla del drago che rappresenta il diavolo, il quale infuriato muove continuamente guerra, “contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù”.

A conclusione il Vicario Foraneo  don Sultana ha esorato i presenti a non spaventarsi d’innanzi al male e alla su opera distruttiva (guerre, pandemie, terremoti, alluvioni, femminicidi etc.), poiché, come dice l’apostolo Paolo ai Corinzi: “la morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria?”.

Don Sultana a concluso con le Parole di Paolo ai Romani, il quale ci ricorda che Cristo ha vinto una volta per sempre sul male, infatti, “in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso – scrive San Paolo – che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore… Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi (uomini di poca fede)?”.

  Omelia di don Rosario Sultana_Medaglia_Miracolasa_27_11_23

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